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Ignimbrite
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top
L'mwbaignimbrite è una roccia mwbqpiroclastica compatta, solitamente a chimismo da mwbgriolitico a mwbwdacitico, generata da un mwcaflusso piroclastico. A volte particolari condizioni geologiche possono produrre flussi piroclastici mwcqtrachitici, mwcgfonolitici e mwcwandesitici, cioè di magmi poco compatibili con questo tipo di prodotti.

L'ignimbrite è formata principalmente da frammenti di piccole dimensioni, con una percentuale medio-alta di mwegvetro vulcanico (minuti frammenti e mwewpomici), insieme a mwfacristalli di origine endogena - principalmente mwfqfeldspati e mwfgbiotite - , a volte corrosi o spezzati dal movimento, e mwfwframmenti litici. Questi ultimi sono frammenti derivati dalla disgregazione di precedenti colate laviche solidificate, frammenti di rocce varie inglobati nella mwgacamera magmatica o staccati dalle pareti del condotto durante la risalita del magma. Se la quantità di mwgqlapilli (ed eventualmente di blocchi) di mwggpomice nella matrice di ceneri supera il 50% del volume totale del flusso, invece di flusso piroclastico si parla di mwgwflusso pomiceo.

Il colore spazia dal mwhqgrigio scuro al grigio mwhgazzurrognolo. L'esposizione agli mwhwagenti atmosferici qualche volta può alterarne la colorazione verso un mwiarosa pallido, probabilmente a causa dell'mwiqossidazione del mwigferro in esse contenuto.

Il grande spessore dell'accumulo di piroclasti, il fatto che si depositino tutti insieme pressoché istantaneamente e che i frammenti di vetro e pomici siano ancora allo stato plastico fa sì che spesso i materiali, sotto il loro stesso peso, si deformino e si saldino insieme a formare un deposito compatto detto mwjatufo rinsaldato, altro nome con cui vengono chiamate le ignimbriti, anche se non tutte le ignimbriti presentano questa caratteristica. Tipiche dei tufi rinsaldati sono la mwjqmwjgtessitura pilotassitica e le mwjwfiamme: forme appiattite, ellittiche e sfrangiate che assumono i frammenti di pomice.

Contents

Note

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Etimologia

Il termine mwkwignimbrite significa pioggia di fuoco, (dal mwlalatino, mwlqignis (fuoco) e mwlgimber (pioggia).

Genesi e dimensioni

L'ignimbrite è un tipico prodotto delle mwmqeruzioni esplosive. Sebbene siano stati osservati diversi meccanismi, quello principale che dà origine al flusso piroclastico, e quindi all'ignimbrite, è il collasso gravitativo di una colonna verticale di mwmgceneri e mwmwlapilli, nota anche con il nome di mwnanube ardente, sostenuta dalla violenta emissione di gas vulcanici.
I flussi piroclastici più piccoli, in genere meno di 1mwng kmmwnw3, si sviluppano da mwoastratovulcani, principalmente nelle zone di mwoqsubduzione. I più grandi, tutti preistorici, sono all'interno di continenti e si presume si siano generati dal collasso di camini eruttivi a causa dell'enorme quantità di magma scaricato; qui non vi sono coni eruttivi preesistenti e le dimensioni di una singola ignimbrite può variare dalle centinaia alle migliaia di kmmwog3, con spessori di decine a centinaia di m e spostamenti di anche più di 100mwow km in assenza o quasi di pendenzecite-ref-dati-1-0[1].

Struttura di un deposito ignimbritico

Un deposito ignimbritico tipico ha una struttura stratificata che si produce in un singolo episodio eruttivo. In esso si possono evidenziare tre livelli. Partendo dal basso abbiamo:

• Un sottile strato basale (mwsastrato 1), in genere inferiore al metro, formato prevalentemente da cristalli e frammenti litici, senza cenere. La mancanza dei materiali più fini e leggeri si spiega con il moto turbolento, alla base del flusso piroclastico, dei gas che si espandono, secchi e bollenti, dal luogo di origine del flusso (mwsqground surge) o lungo il suo percorso , alimentati anche dall'inglobamento di aria e/o dei gas di combustione della vegetazione. Questi sollevano il materiale più fine che va ad arricchire lo strato superiore;
• Lo strato principale (mwswstrato 2), ulteriormente distinguibile in un orizzonte cineritico inferiore, più fine, dello spessore da pochi cm a 1 m (mwta2a), e uno superiore (mwtq2b), che contiene il 90% o più del volume del deposito, con struttura caotica e materiali non stratificati né classati granulometricamente. Qui si possono trovare insieme ceneri fini e blocchi anche metrici. Spesso in questo strato si depositano, a causa della differente densità, prevalentemente mwtgpomici nella parte superiore (la quantità e le dimensioni aumentano verso l'alto) e frammenti litici grossolani nell'inferiore. Il passaggio tra i due materiali può essere graduale o molto rapido. Lo mwtwstrato 2b può avere lo spessore di molti metri o mancare del tutto in caso di flussi piroclastici modesti e poco sostenuti dai gas;
• Un sottile strato superiore di ceneri fini e ben stratificate (mwuqstrato 3), prodotto dalla caduta gravitativa (mwugpyroclastic fall) dei piroclasti più fini, spinti dai gas all'esterno del flusso piroclastico e rimasti in sospensione nell'aria mentre il flusso scorreva al suolo e si sedimentava. Questa sospensione di ceneri diluite forma una nube scura sopra la colata che può raggiungere uno spessore anche superiore al km e prende il nome di mwuwnube ardente discendente, mentre il deposito generato da essa prende il nome di mwvaco-ignimbrite. Spesso le ceneri mostrano strutture sedimentarie, come mwvqdune e mwvglaminazionicite-ref-dati-1-1[1]cite-ref-2[2].

Vicino alla bocca eruttiva, la mwyalava fortemente degassata può estrudersi al di sopra del deposito piroclastico.

Trasporto, deposizione e fenomeni secondari

I flussi di cenere che originano le ignimbriti sono dotati di elevata mobilità: flussi spessi decine di metri a distanza di decine di km dalla sorgente sono in grado di sormontare colline alte più di 100 m. La causa di questa elevata mobilità non è stata ancora del tutto compresa. Uno dei fattori mobilizzanti è l'mwywenergia cinetica impartita all'origine del flusso: quando una colonna piroclastica collassa, l'energia potenziale della stessa viene trasformata in mwzaenergia cinetica che guida orizzontalmente il flusso. Più alta e densa è la colonna che collassa, maggiore energia viene impartita al flusso piroclastico, che si estenderà più lontano dal punto di origine. Un'altra causa di mobilità è il fatto che i piroclasti del flusso sono dispersi in una fase gassosa che agisce come un cuscinetto tra le particelle solide, riducendo attrito e collisioni che altrimenti ne impedirebbero lo scorrimento. Un terzo possibile fenomeno è la mwzqfluidizzazione: un gas che fluisce verso l'alto passando attraverso una massa di particelle non coese le solleva, ad una velocità critica, in modo che la massa si comporta come un fluido senza attrito, il cui mwzgangolo di riposo è 0° e la cui densità complessiva è minore di quella delle singole particelle. Tuttavia il meccanismo è meno efficace nel caso di materiali poco selezionati granulometricamente come quelli delle ignimbriti, perché le particelle più fini tendono a chiudere gli spazi tra quelle più grossolane, riducendo la permeabilità ai gas. Comunque solo le particelle più fini possono essere sollevate e il fenomeno è noto con il nome di mwzwelutriazione. Sono queste particelle, costituenti la nube al di sopra del flusso piroclastico, che per caduta danno origine allo strato di mwaacoignimbrite (strato 3 nella figura), sempre presente nei depositi ignimbritici. I flussi piroclastici più piccoli possono perdere fino al 50% della loro massa per l'elutriazione delle particelle più fini, mentre nei flussi maggiori questa massa si riduce notevolmente. Il fenomeno della fluidificazione è responsabile anche della presenza di un debole assortimento nelle dimensioni e tipologie dei piroclasticite-ref-dati-1-2[1].
La deposizione del materiale piroclastico dello strato 2 avviene solidalmente e pressoché istantaneamente per riduzione al di sotto di un livello critico dell'energia cinetica e della capacità portante dei gas, mentre la caduta di ceneri delle coignimbriti può durare molto a lungo. Le eruzioni che generano flussi piroclastici si susseguono ad intervalli di centinaia di anni, sicché le sequenze ignimbritiche sono spesso costituite da più flussi deposizionali sovrapposti, a volte separati da mwbgdepositi di caduta gravitativa (mwbwpyroclastic fall) o di mwcaonda basale (mwcqpyroclastic surge).
Durante la fase di raffreddamento della massa ignimbritica avvengono dei processi secondari, i principali dei quali sono i seguenti:

• La già ricordata compattazione e saldatura delle particelle di vetro e delle pomici per effetto del peso;
• la cristallizzazione di minerali secondari dalla fase di vapore intrappolata nel sedimento;
• la devetrificazione di ceneri e pomici, con conseguente formazione di microliticite-ref-3[3] quarzo-feldspatici e mwewsferuliti, che interessa principalmente la porzione medio-superiore della colata. In affioramento la zona devetrificata si riconosce per i colori vivaci che assume (rosso, rosa, bruno o porpora) e l'aspetto di roccia compatta, mentre la zona non devetrificata è grigio-nerastra e conserva le strutture originarie.

Distribuzione

In Italia:

• La più grossa estensione di ignimbriti in Italia è rappresentata dal complesso effusivo mwhapermiano noto come mwhqPiattaforma Porfirica Atesina, una potente sequenza di ignimbriti con minori mwhglave e mwhwtufi a chimismo da acido a intermedio, in gran parte a mwiatessitura porfirica, che si estende in mwiqTrentino-Alto Adige su una superficie di oltre 750mwig kmmwiw2 con spessore variabile dai 400 agli oltre 1000 mcite-ref-4[4]. Seconda per estensione è l'mwkqmwkgIgnimbrite Campana, eruttata 39.000 anni fa da una fessura vicino al margine tirrenico dei mwkwCampi Flegrei: si estende sull'intera provincia di mwlaNapoli e su parte di quelle di mwlqCaserta, mwlgAvellino e mwlwSalerno. Altra cospicua ignimbrite si trova nel territorio di mwmaBiancavilla (mwmqSicilia): è la mwmgmwmwIgnimbrite di Biancavilla-Montalto. Nella zona di mwnaSan Vincenzo (mwnqLivorno) si hanno interessanti formazioni di ignimbrite a mwngcordierite.

Nel mondo:

• È diffusa nella parte sud della Hunter Valley una regione situata nel mwowNuovo Galles del Sud, uno stato dell'mwpaAustralia. Nelle località di Martins Creek, Brandy Hill, Seaham (Boral) è presente un'attività estrattiva di questo materiale. La si può inoltre trovare in mwpwNuova Zelanda nella regione di mwqaCoromandel, dove dirupi di ignimbrite arancio-marrone sono la principale caratteristica del paesaggio.
• Negli mwqgStati Uniti si possono trovare enormi depositi di ignimbrite spessi centinaia di metri negli stati del mwqwNevada, dello mwraUtah e del mwrqColorado. Sono il risultato di enormi esplosioni avvenute da 40 a 25 milioni di anni fa, dovute a una estesa intrusione di magma nelle mwrgMontagne Rocciose. Altre eruzioni di ignimbrite si sono verificate in Nevada 14 milioni di anni fa. Questo tipo di eruzioni, spesso sono di enorme portata ed emettono nell'mwrwatmosfera centinaia di chilometri cubi di materiale piroclastico.

Utilizzo

Con l'ignimbrite si realizzano lastre di pietra utilizzabili per giardini e lastricati. Nella regione Hunter del Nuovo Galles del Sud l'ignimbrite viene utilizzata come eccellente mwsgaggregato per la costruzione di strade.

Note

cite-note-dati-11. Myron G. Best, mwvqIgneous and metamorphic petrology, 2nd edition - Blackwell, 2003 pag. 271-275
cite-note-22. Dal sito Vulcanologia dell'Università di Roma, Le Ignimbriti - Sito web consultato nel novembre 2017
cite-note-33. Cristalli finissimi riconoscibili solo al microscopio ottico ai maggiori ingrandimenti, dove appaiono come una sorta di feltro
cite-note-44. Ardito Desio - mwxwGeologia dell'Italia - UTET (1973) pag. 807

Voci correlate

• mwywsupervulcano
• mw0qnenfro

Altri progetti

Altri progetti

• Wikimedia Commons

• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sull'Ignimbrite

Collegamenti esterni

• mw1g(EN) Eric Cannon, The Mid-Tertiary Ignimbrite Flare-Up, su colorado.edu. URL consultato il 26 febbraio 2016 (archiviato dall'url originale il 3 giugno 2012).